Parliamo di cachet
Perché lo stesso DJ può prendere 100 euro in un locale e dieci volte tanto a un matrimonio.
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Scritta da un DJ, con mestiere, umiltà e un po’ di musica.
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Una prima indagine sulle cifre che girano tra piccoli club, matrimoni, feste private ed eventi del “paese reale”. Insomma, quanto costano i DJ?
Parlare di soldi non è elegante: mai capito il perché. Sembra che, se pensi di guadagnare tanto, tu debba vergognarti o “proteggere” lo status; se - al contrario - pensi di guadagnare poco, meglio non dirlo per evitare la figura del pezzente.
Io, invece, vorrei parlarne.
Senza sconti e senza fare i conti in tasca a nessuno.
Questa non è un’inchiesta esaustiva ma un primo tentativo di capire quali cifre circolano nel paese reale: quello dei bar sotto casa, dei piccoli club, dei matrimoni e delle feste della Pro Loco. Non mi interessa parlare dei DJ del Kappa: altre cifre, altre dinamiche. Non noi, bro.
Di che cosa parliamo quando parliamo di cachet?
Anzi, di quanto parliamo? Ho fatto un po’ ricerche. Così al volo: si trova poco e quel poco è anche molto incoerente.
Una guida di Cronoshare aggiornata al 2026 indica un costo medio di 300-600 euro per evento (sulla base di cosa? Non è chiaro). Per un matrimonio parla di 500-1.500 euro, mentre per un evento aziendale si può arrivare a 1.000-3.000 euro. Sono prezzi indicativi ricavati dal mercato dei preventivi, non i risultati di una ricerca statistica nazionale.
Il sito di CEF - un ente di formazione - propone una suddivisione in fasce:
50-150 euro per bar e piccoli locali;
150-400 euro per club di fascia media;
300-1.000 euro per matrimoni e feste private;
da 1.000 euro in su per festival ed eventi importanti.
Anche in questo caso non viene dichiarato un campione di DJ intervistati.
Dal mio punto di vista, anche se le forbici sono larghe, sono cifre che comunque hanno senso. Facendo qualche chiacchiera con altri DJ, si sa che i locali piccoli di una città delle dimensioni di Torino non offrono più di 150 € per un set di due/tre ore.
Altre sono le dinamiche, invece, degli eventi privati dove l’impegno sostenuto non dipende solo dal mestiere di “DJ in senso stretto” ma anche dalla personalizzazione del servizio, dalla logistica e dall’affitto di impianti audio/luci.
Navigo nel buio sulle discoteche mainstream, quelle da mille posti dove si va ballare al commerciale per intenderci. Quanto guadagna un DJ local di quel giro? Se qualcuno qui sa, mi lasci un commento 👇🏻
Il compenso non misura la bravura
Intanto mi rivolgo alle persone che, magari fuori dal giro, si ritrovano a dove assoldare Dj per l’inaugurazione del negozio o per la festa di laurea. Il primo equivoco da togliere è questo: un DJ pagato 800 euro non è automaticamente quattro volte più bravo di uno pagato 200.
Il cachet non è il punteggio assegnato da una giuria alla qualità artistica.
Dentro quella cifra finiscono il tipo di evento, la durata, il giorno della settimana, la distanza, l’attrezzatura richiesta, la responsabilità, il numero di persone coinvolte e la capacità economica di chi organizza.
C’entra anche il nome del DJ, naturalmente. In alcuni casi il pubblico compra un biglietto proprio per vedere quell’artista: il cachet comprende quindi la sua capacità di attirare persone. Sì, caro DJ boomer che stai ancora lì a fare i post su Facebook con scritto siamo DJ, non PR: se vuoi essere pagato bisogna capire da dove si tirano fuori i soldi per pagarti (fine della polemica personale).
Comunque, nella maggior parte dei casi, il pubblico non ha scelto il DJ e spesso non sa nemmeno chi sia. Il suo valore consiste nel leggere una situazione che non ha costruito e far convivere persone, gusti ed età molto diverse. Non viene pagato perché porta il pubblico ma perché deve tenerlo dentro la festa.
Perché se mi chiami ad un matrimonio ti chiedo di più che al Circolo ARCI?
La regola non scritta è che se il DJ ha libertà musicale viene pagato meno. In un club posso avere davanti persone che hanno scelto quel posto e quella programmazione. Posso concentrare tutto in poche ore e lavorare su un linguaggio musicale preciso.
A un matrimonio il DJ incontra contemporaneamente bambini, amici degli sposi, colleghi, nonni e parenti che non si vedevano dal 2004. Deve accompagnare l’aperitivo, gli ingressi, i discorsi, il taglio della torta e infine il ballo. Spesso porta anche audio, luci e microfoni. Fidati che passare da 200 a 1000 € ha senso.
Il prezzo più alto non certifica una maggiore nobiltà artistica. Descrive una prestazione più lunga, personalizzata e carica di responsabilità.
Ma parliamo di dati, di quelli che si riesce a trovare. Secondo l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, nel 2026 la voce complessiva “musica” per un matrimonio tradizionale da cento invitati oscilla tra 2.000 e 4.500 euro (lo dico sempre che chiedo troppo poco, mannaggia…).
Quindi quanto prende davvero un DJ?
Eh, amico mio, sul piccolo lo abbiamo capito: 100/200 €: una cifra che viene considerata un gettone. Ça va sans dire che, anche facendo 10 serate al mese così, non campi neanche se mangi solo pane e pomodoro. Sul resto posso stimare:
negli eventi privati tipo compleanno o piccola festa aziendale (una sola postazione audio e un centinaio di persone) 300/500 €;
matrimoni e produzioni più complesse possono superare i 1.000 euro, soprattutto quando comprendono servizi aggiuntivi.
Prendiamo le cifre di questo articolo come una prima fotografia molto sfocata di un mercato frammentato, nel quale continuiamo a usare la stessa parola - DJ - per indicare prestazioni, responsabilità e contesti che hanno poco in comune.
Per questo mi piacerebbe continuare. Vi aggiorno 🫶
Articoli, strumenti e idee
In ordine sparso, ma non a caso
Quanto costa dire “sì”?
Il Rapporto sul Settore Nuziale 2026 fotografa cifre, abitudini e priorità dei matrimoni italiani.Quanto vale davvero un DJ set?
Unico articolo dignitoso trovato nell’internét
“SE NON METTI L’ULTIMA…”
“Let the Dollar Circulate” è un brano del 1975 contenuto in When Love Is New, album di Billy Paul pubblicato dalla Philadelphia International Records. Per me è un capolavoro: un elegante groove Philly soul, racconta un’economia inceppata tra inflazione, disoccupazione e conseguenze dello scandalo Watergate. Brano che ho conosciuto a un vecchio Jazz Re Found: lo aveva usato Moodyman per salire sul palco. Che swag.


